domenica, agosto 06, 2006

C' e' qualcuno che ha vinto e qualcuno che ha perso??


BEIRUT, 5 AGO - Il governo libanese prende tempo sulla bozza di risoluzione Onu messa a punto da Stati Uniti e Francia, ma per bocca del ministro dell'informazione Ghazi Aridi ha fatto sapere stasera di considerarla "non definitiva" e che, in ogni caso, non "rinuncerà ad alcunché che abbia a che vedere con la sovranità, i diritti e la dignità nazionali". A dispetto della raffica di pressioni a cui il premier Fuad Siniora è stato sottoposto in giornata, l'esito della lunga riunione del governo libanese - riunito per ore nel palazzo del Gran Serraglio - sembra dunque indicare che la bozza, subito considerata "molto importante" da Israele, risulta invece difficile da digerire per il Libano. Una sensazione che, immediatamente dopo l'annuncio dell' accordo tra Stati Uniti e Francia, era stata già confermata dalla prima reazione del ministro della cultura Tarek Mitri, che in questi giorni guida la delegazione libanese all'Onu e che ha parlato alla Tv araba Al-Arabiya di "divergenze" con la posizione del governo di Beirut. La bozza di risoluzione, che potrebbe essere sottoposta già lunedì al voto del Consiglio di sicurezza, richiede una "piena cessazione delle ostilità", ma non il "cessate-il-fuoco immediato" previsto dal piano in sette punti su cui Siniora era faticosaemte riuscito nei giorni scorsi a ottenere il consenso unanime delle forze politiche libanesi, Hezbollah compreso. Il testo messo a punto da Stati Uniti e Francia chiede inoltre a Hezbollah "l'immediata cessazione di tutti gli attacchi", mentre a Israele è richiesta invece "l'immediata cessazione di tutte le operazioni militari offensive". "Noi insistiamo sulla simultaneità tra la cessazione delle ostilità e il ritiro dell'esercito israeliano, mentre la bozza parla di un ritiro in una fase successiva e senza calendario", ha spiegato Mitri. Il ministro libanese ha aggiunto che il Libano esige anche la fine immediata del blocco aeronavale israeliano e ha affermato che il riferimento della bozza di risoluzione alla zona di confine contesa delle Fattorie di Shebaa "é molto più debole" di quello presente nel piano in sette punti di Siniora. Di fronte alle perplessità del governo libanese, nell'arco di un paio d'ore - hanno fatto sapere i suoi collaboratori - Siniora ha perciò ricevuto nel pomeriggio una raffica di telefonate del segretario di stato Usa Condoleezza Rice, del premier britannico Tony Blair, dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Ue Javier Solana e di re Abdallah di Giordania. Di sua iniziativa, il premier libanese ha invece telefonato al collega della Malaysia, Abdullah Ahmed Badawi, il cui paese é stato il primo Stato islamico a offrire l'invio di un contingente di mille uomini in caso di creazione di una forza multinazionale. Prima dell'inizio della riunione di governo, il capo della delegazione di Hezbollah, il ministro dell'energia Mohamed Fneish, ha dal canto suo dichiarato che "quando cesserà l' aggressione israeliana, Hezbollah fermerà il fuoco solo se non ci saranno truppe israeliane sul suolo libanese". Una frase sibillina, ma che è comunque suonata a parziale correzione di quanto era stato attribuito ieri al vicecapo dell'ufficio politico di Hezbollah, Mahmud Komati, secondo il quale "la priorità è quella di raggiungere prima di tutto un cessate il fuoco incondizionato", mentre "la questione del ritiro di tutti i soldati israeliani dal Libano può essere risolta attraverso discussioni politiche". Ma prima ancora che il ministro dell'informazione Aridi ribadisse a sua volta in tarda serata l'impegno del governo Siniora per "il territorio del Libano, la liberazione del Libano e il ritiro dell'occupante dalle terre libanesi", gli osservatori avevano cercato d'interpretare il linguaggio dei gesti negli odierni incontri che David Welch, l'assistente del segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, ha avuto stamani a Beirut con il premier e con il presidente del Parlamento e leader sciita Nabih Berri, designato da Hezbollah come suo negoziatore. Soprattutto durante il colloquio con Berri, bastava osservare il volto di Welch per rendersi conto della difficoltà dell' incontro. E le cose non sono andate meglio quando, per il successivo incontro con Siniora, Welch è stato costretto a entrare nel Gran Serraglio da un ingresso secondario, mentre all'esterno del palazzo del governo centinaia di manifestanti protestavano contro gli Stati Uniti, sotto accusa per il loro sostegno a Israele. I manifestanti hanno inneggiato al leader di Hezbollah, sheikh Hassan Nasrallah, e al suo alleato sciita Berri; ma anche al leader cristiano Michel Aoun, che si è pronunciato contro lo schieramento di una forza multinazionale lungo il confine con Israele per disarmare i guerriglieri del Partito di Dio. E tra le bandiere giallo-verdi di Hezbollah e a quelle nazionali libanesi sventolate dai dimostranti, è comparso anche qualche ritratto del presidente venezuelano Hugo Chavez, nemico giurato degli Stati Uniti. (ANSA).
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Mi si lasci dire suona tutto come se fosse la vittoria di qualcuno o di qualcosa.

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